Pubblicato da: mjkmi | settembre 9, 2011

Figliol prodigo (del blogghismo)

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Finisce che prima o poi fai un giro in rete, cerchi delle ricette, segui i tuoi fili mentali, un amico ti dice: “e il blog??”, allora a quel punto il tarlo narrativo inizia a rodere e, insomma, rieccomi qui. Come già accennavo in altro post, questo in corso è da annoverarsi tra gli anni da ricordare a lungo, con alcune date in particolare, di quelli che possono pure cambiare le cose in modo straordinario; per questo, vedremo. Per ora invece vorrei dedicare qualche riga al mio trascorso giretto in Francia.

Comincio dal dire che la mia torinesità mi porta ad odiare i francesi in modo piuttosto naturale. In estrema sintesi e semplificazione posso dire che siamo vicini, abbiamo elementi comuni e ce li rinfacciamo in continuazione ed il risultato è che ci odiamo a morte; la cucina poi è un campo di battaglia dove non ci risparmiamo davvero nulla. Il dialetto piemontese ha davvero molti elementi che richiamano alla lingua francese, quindi chi come me abbia sentito parlare il piemontese per anni in gioventù, non certo in casa, ma da amici, famiglie di amici, negozianti, ecc. è tranquillamente in grado di comprendere molto del francese quotidiano.

Senza dilungarmi troppo, le mie vacanze precedenti nella Francia meridionale erano state un successo dal punto di vista di natura & cultura (la Camargue offre un mare e delle spiagge davvero uniche, per esempio), ma una sofferenza dal punto di vista umano e alimentare; comunicare è sempre stato sostanzialmente impossibile e la proposta culinaria dei luoghi turistici sul Mediterraneo è un vero disastro, salvo rarissime eccezioni.

Questi presupposti hanno reso il mio giro francese 2011 ancora più dolce. Partendo da Milano con gli alberghi già prenotati, con il navigatore ben istruito sul da farsi, non è rimasto che godersi la bellezza dei luoghi ed il piacere di scegliere il ristorante.

In buona sostanza, sono state tre le mete principali: la Loira, la Bretagna e i paesi baschi francesi.

Non voglio fare un diario di viaggio, né dare consigli su  cosa visitare (ne troverete a decine in rete di gente ben più competente di me), ma invece appuntare alcuni pensieri in libertà sulla splendida vacanza appena trascorsa.

I castelli della Loira sono diversi da come uno se li aspetta; se il vostro concetto di castello è, come il mio, corrispondente all’idea di una costruzione di epoca medievale con finalità di difesa (quelli della Val d’Aosta per capirci), ecco qui troverete un’altra cosa; sono belli con il solo scopo di essere belli per cui il punto di vista è un po’ da tarare. Alcuni di essi hanno dei giardini davvero impagabili, in particolare Villandry con il suo giardino alla francese di frutta e verdura. Non sono da visitare in agosto: c’è troppa gente ovunque e visitare gli interni diventa davvero arduo.

La Bretagna è un luogo irripetibile, semplice e intenso, emozionalmente gigantesco. Ogni cittadina visitata lascia qualcosa, si respira un’aria un po’ pigra, ma non finta, non forzata, perfetta per le vacanze. Mont Saint Michel è un souvenir-ificio raggelante che quasi scalfisce la bellezza un po’ lunare del luogo. Roscoff è forse la cittadina che più mi è piaciuta, ci ho passeggiato la mattina, ci ho comprato il pane, in coda con i bretoni; non una lista di cose da vedere, ma un insieme di belle sensazioni, di sentirsi benvoluti da un popolo fierissimo delle proprie specificità culturali.

Se, come me, stavate cercando la cittadina un po’ fanée, sogno di vecchia gloria, beh, evitate Biarritz come la peste; non è sciupatina e grigia manco per niente, l’hanno infiocchettata e infighettita come un bonbon, sembra di stare a Porto Rotondo che non solo devi sopportare i fighetti, ma pure quei poracci che però si sentono (quasi) come i fighetti a stare nello stesso posto. Molto più vicina al mio ideale fanée invece San Sebastian. Sulla costa atlantica però si respira quest’aria un po’ libertina sospinta dai surfisti; se andate in spiaggia al mattino, intendo prima delle 10,30, potete passare ore a rimirarli mentre si arrabattano sulle onde con i loro fisici scolpiti; come in tutti gli sport individuali, anche nel surf il rito della preparazione ha qualcosa di magico e rituale: bellissimo vederli prepararsi, infilarsi il mutino, legare il laccetto, scrutare l’orizzonte. Evitando Biarritz, tutt’intorno ci sono però posti davvero carini, piccoli paesini, cittadine, spiagge imboscate dove vale la pena passare del tempo. Il pernotto in città vale una menzione, visto che abbiamo scelto un boutique hotel davvero fantastico (qui).

[continua..]

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