Pubblicato da: mjkmi | febbraio 18, 2011

My comfort food: un classico anni ’70

Sì, è ben vero che io ci nascevo a metà degli anni ’70, ma è anche vero che quelle atmosfere le ho ritrovate nei decenni successivi, leggendo, ascoltando musica, guardando le vecchie trasmissioni televisive e i vecchi film. Quindi come per ogni luogo dove non si è stati, ma che diventa mito, così gli anni ’70 mi sarebbe piaciuto viverli.

Nel mio folle idealismo, immagino che la ristorazione non fosse un servizio di cui si usufruiva tutti i giorni, l’industria della trasformazione alimentare era agli albori e tutto porta a supporre che si cucinasse molto di più in ogni casa.

Nel mio sogno delirante, questo riempie il mio cuore di gioia, immaginare che si cercassero le materie prime e non solo i semilavorati o persino i prodotti finiti, come capita oggi, nella prospettiva di preparare un pasto. Non voglio qui soffermarmi su pipponi troppo filosofici, ma certo se i bambini nelle scuole non sanno da dove vengono i popcorn, o come arriva la carne sulle nostre tavole, sicuramente è perché i loro genitori non hanno avuto voglia di spiegarglielo o l’hanno dimenticato, presi dalla foga metropolitana di fare tutto in fretta e servire poi in tavola polli arrosto della rosticceria o lasagne al forno industriali come fossero un banchetto da re (per tacere di snack e merendine che finiscono nelle loro cartelle per la merenda).

Io tendo a non avere preconcetti nei confronti di alcun cibo, mangio anche al Mc Donald o Burger King o KFC, così come al kebab turco sotto casa, o la pizzeria tamarra di periferia, ma resto fermamente convinta che ci darà sempre maggiore calore umano, piacere e soddisfazione un vecchio classico della cucina italiana, preparato a casa in una mezz’oretta; certo poi bisogna lavare i piatti e le pentole, certo bisogna avere gli ingredienti a portata di mano, ma che piacere, già nel selezionare i propri componenti e poi nel far scarpetta alla fine!

Beh, oggi voglio raccontarvi la scoperta recente di un profondissimo amore per i rigatoni alla puttanesca.

Ingredienti (per due porzioni)
180 g di rigatoni di gragnano (o altra pasta corta)
due cucchiai di capperi di Pantelleria dissalati
due filetti di acciuga dissalati
due cucchiai di olive taggiasche
due spicchi d’aglio
due/tre pomodori san Marzano maturi
un peperoncino fresco
olio
parmigiano
tempo di preparazione: 15 min + cottura della pasta (13 min)

 

Mettete l’acqua della pasta sul fuoco; intanto preparate la base del sugo, facendo sciogliere a fuoco bassissimo per non bruciarla l’acciuga in un paio di cucchiai di olio con gli spicchi d’aglio schiacciati leggermente con la lama del coltello. Per il sugo, usate una pentola in cui poi ci possa stare la pasta. Sciacquate e strizzate bene i capperi, poi tritateli grossolanamente al coltello ed aggiungete all’olio. Battete con un batticarne ciascuna oliva per semplificarvi il distacco del nocciolo; dopo averle denocciolate, tritate anch’esse al coltello ed aggiungetele all’olio. Tritate grossolanamente il peperoncino privato dei semi e dei filamenti bianchi ed inserite anch’esso.

A questo punto l’acqua starà quasi bollendo, quindi incidete i pomodori e passateli nell’acqua per un minuto, poi sotto l’acqua fredda, spellateli, privateli della parte centrale (acqua e semi) e tritate a cubetti; aggiungete anche questi al sugo che a questo punto è completo, ha solo bisogno di legarsi un po’, quindi appena il pomodoro sia ben asciutto, aggiungete un mestolo di acqua bollente per amalgamare bene tutti i sapori.

A questo punto potete buttare la pasta, ricordandovi di salare l’acqua di cottura meno del solito, in quanto il sugo presenta tutti elementi particolarmente salati; mentre la pasta cuoce, lasciate sobbollire piano il vostro sugo, eventualmente aggiungendo di nuovo un po’ d’acqua di cottura se asciugasse troppo. Scolate la pasta con un paio di minuti di anticipo direttamente nella pentola in cui avete preparato il sugo, alzate la fiamma aggiungendo acqua di cottura quanto basta a portare la pasta a cottura. Una volta pronta, togliete dal fuoco, aggiungete due, tre cucchiai di parmigiano e un giro di olio crudo; rimestate bene affinché si mantechi a dovere. Dopo averla impiattata, si può aggiungere ulteriore parmigiano e peperoncino sia fresco che secco. Il risultato dell’uso del coltello su quasi tutte le componenti è un sugo grossolano, dove capita di trovarsi sotto il dente le diverse consistenze di olive, capperi, pomodoro.

Questa è la mia versione, tra le modifiche che si possono fare ho visto spesso l’uso di origano, ma io trovo che sia un sugo molto pieno di profumi e non abbia bisogno di ulteriori aggiunte; naturalmente il peperoncino fresco può essere eliminato, o sostituito con quello secco, in questa stagione non è più facilissimo trovarlo in giro, salvo che non arrivi da una crociera intorno al mondo! Inoltre è possibile sostituire le olive taggiasche (che son quelle liguri piccoline, rossastre) con altre olive nere, come ad esempio quelle di Gaeta più facilmente reperibili anche nei super (sono quelle rossastre grandine); anche il pomodoro può essere sostituito con degli ottimi pelati, avendo cura di strizzarli per togliere il più possibile acqua e semi o eventualmente passarli al passaverdura, se volete ottenere un sugo più liscio. E bon appetit!

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