Pubblicato da: mjkmi | gennaio 31, 2011

Se si alza l’asticella

E’ stato un weekend solitario, lo sapevo in anticipo, quindi sì, mi son barricata da guerra e oltre al tran tran dei pasti ed ai must del fine settimana, mi sono organizzata per un paio di esperimenti, roba SERIA, mica pizza e fichi.

Il buon Stefano ha risvegliato una pulce che ormai aveva messo le tende nel mio orecchio: il fondo di carne. Sì, avete letto bene, il cilicio della cucina, con le sue 8 ore solo di bollitura; la mia ortolana, per dire, mi ha guardato come si guarda chi porta quelle camicie con le maniche lunghe lunghe legate poi dietro alla schiena ed ho dovuto sdrammatizzare: “Ma non bisogna mica schiumarlo in continuazione, solo ogni tanto..”

Ecco è questo: l’idea di passare tutta la domenica, alzandomi pure di buon ora, dietro ad un intruglio sul fuoco per me era (ed è!) una sensazione di sollucchero, un vero “sabato del villaggio”, la libidine in potenza, per l’ortolana solo idiozia, o un forte disturbo della personalità.

Mentre mi godevo l’attesa di preparare qualcosa che cambierà per sempre la mia vita e che documenterò nel dettaglio mi son dedicata ad un superclassico della cucina sia siciliana che calabrese: il macco di fave.

Del mio amore per le zuppe e per i legumi ho già parlato; le fave secche sono molto vituperate, molto probabilmente per l’orrendo odore acidulo che sprigionano nell’ammollo, ma di cui non rimane traccia nel sapore; la cosa che mi stupisci sempre è scoprire quanto zuppe con uno o due ingredienti possano essere poi davvero ricche. Ho letto e studiato ricette e storie di numerosi foodblogger e il risultato del mio studio è stato molto buono ed apprezzato 🙂

Ingredienti (per due porzioni)
180 g di fave secche
una piccola cipolla
finocchietto selvatico
brodo vegetale
olio, sale
pecorino o parmigiano a piacere
Tempo di preparazione: 90 min o più (escluso tempo di ammollo dei legumi)

 

Prima di tutto ho ammollato le fave per molto tempo, quasi un giorno intiero; poi ho messo un filo d’olio in casseruola, ho aggiunto la cipolla tagliata a velo, ho lasciato rosolare un po’, poi ho aggiunto le fave scolate e sciacquate, ho fatto prendere loro un po’ di calore. Nel mentre in un pentolino ho messo su un brodo vegetale appena salato necessario a coprire le fave o poco più, ci ho sbollentato dentro 3/4 rametti di finocchietto selvatico che ho tolto e messo da parte e con quel brodo ho coperto le fave, lasciando poi sobbollire il tutto per 1 ora e mezza, comunque finché le fave non si spappolavano proprio, schiacciandole ogni tanto con il dorso del cucchiaio (il macco dev’essere “maccato”), aggiungendo acqua bollente, se necessario. Una volta raggiunta la consistenza desiderata, ho spento e l’ho lasciato lì a “farsi” per un giorno, intiepidendolo un paio di volte. Al momento di servire, ho tritato un po’ di finocchietto da aggiungere all’ultimo; io non ho messo il formaggio, ma naturalmente con i legumi è la “morte sua”.

Come quasi tutte le zuppe, guadagna sapore ad essere preparata in anticipo, quindi è particolarmente adatta per cene “sociali” in quanto non impone lunghe permanenze ai fornelli, permettendo lo sviluppo di attività di PR a tavola con gli ospiti; se poi si ha una bella pentola, si può facilmente portare in tavola direttamente (il mio sogno è questa o una delle sue sorelle 🙂 ).

Inoltre studiando un po’, ho scoperto che è davvero un pezzo di storia della cucina contadina ed è bello portare in tavola pezzi di storia e non solo esperimenti di scienziati; dentro una fondina di macco ci sono infinite storie, esperienze e profumi (anche se il finocchietto selvatico che si riesce a comprare a Milano…. che ve lo dico a fà? e naturalmente me ne hanno venduta UNA FASCINA, indi la cucina è invasa..)

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