Pubblicato da: mjkmi | gennaio 24, 2011

Sul mio amore per il mangiar in osteria

Il mio amore per il cibo è profondo e radicato; da tanti anni inseguo la realizzazione di una cucina saporita sana e possibilmente anche bella a casa nonché la raccolta di esperienze emozionanti in numerosi ristoranti dello stivale. Ho avuto la fortuna di provare parecchie stelle Michelin italiane e parecchie eccellenze delle Osterie d’Italia che non possiedono stelle, bensì la fantomatica chiocciola.

Alcuni di questi osti con una sensibilità superiore mi sono rimasti nel cuore e ci torno con piacere immenso. I miei luoghi del cuore sono in particolare tre: l’Antica Osteria del Teatro di Piacenza (purtroppo il sito è in restyling, se avete visto “Chef per un giorno” di ieri su la7, l’oste era il terzo giudice), l’Oca Giuliva di Ferrara e naturalmente il più che classico Boccondivino di Brà, il luogo dove “tutto” è cominciato.

Il ristorante di Piacenza è un luogo di culto della cucina, localizzato non a caso in una città piena di storia con una posizione di crocevia naturale tra la Pianura Padana, l’Appennino ed il Tirreno; i piacentini sono trasportatori storici, quindi si mangia molto la carne di cavallo, ma non solo. Recarsi in questo tempio vuol dire, ad esempio, poter assaggiare i pisarei e fasoi che sono il piatto più tradizionale e povero, realizzato però da uno chef che emoziona; la cantina è da lacrime agli occhi.

L’Oca Giuliva di Ferrara è un’osteria vera dove l’eleganza del servizio si concilia perfettamente con la rusticità di piatti come la salama da sugo; anche in questo caso lo chef è dotato di una sensibilità fuori dal normale e l’attenzione per le materie prime è quasi maniacale, la pasta fresca e ripiena viene preparata ad arte, per tacere dei gelati e sorbetti con cui si diletta lo chef.

Sul Boccondivino probabilmente non è necessario dire nulla, essendo l’effettiva culla (nonché sede ancora oggi) di Slow Food; se vi piace mangiare, una volta, fatevi una gita: è un’esperienza che vi rimarrà per lo meno dal punto di vista della storia del cibo del nostro paese.

Oltre a queste eccellenze, ci sono poi i posti dove vado volentieri, dove so che non mi deluderanno e dove so di poter portare amici, conoscenti od anche contatti di lavoro, portando un po’ di libidine culinaria anche nei loro cuori. Negli ultimi anni le uscite a cena si sono ridotte e i miei luoghi del cuore ricorrenti sono rimasti due: la Trattoria del Cacciatori di Basiglio (area Milano Sud) e la Locanda del Boscogrande di Montegrosso d’Asti.

La trattoria di Basiglio è un posto rassicurante, con cucina super rustica, tovaglie a quadrettoni; il cibo è tutto abbastanza buono con delle punte di libidine, come l’orecchia di elefante grossa come una tovaglietta per far colazione 🙂 o lo stinco al forno; d’estate poi grigliatoni misti, mangiati sotto al porticato.

La Locanda del Boscogrande è un luogo di culto dei tartufi in stagione ed io l’ho scoperto così, ma tornandoci fuori stagione ho ritrovato una cucina a livelli eccelsi, qualità delle materie prime veramente alta, inoltre il servizio è molto accurato senza essere pedante, il luogo è veramente piacevole e i prezzi da Locanda piemontese (cioè un pasto costa quello per cui a Milano vi danno cibo di dubbia provenienza, qualità e preparazione).

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